Inizio

inizio del cammino spirituale

L’inizio del percorso di fede o cammino spirituale prende vita nel momento in cui si decide di cercare e conoscere Dio.

Come spiega compiutamente Santa Teresa d’Avila nel suo capolavoro “Il castello interiore”, è impossibile volgersi a Dio se prima non si impara a conoscere sè stessi, e più ancora la propria anima.

L’anima infatti è quello scrigno che racchiude tutta la nostra interiorità e che ha bisogno di essere libera per poter gustare la gioia infusa dal suo Creatore.
Conoscere sè stessi significa quindi guardarsi nel profondo e far luce sui propri peccati, sulle proprie inclinazioni sbagliate, sui moti di egoismo e superbia nei quali è tanto facile cadere.

Il desiderio di essere liberi dalla schiavitù del peccato spinge quindi al pentimento, al riconoscersi peccatori che hanno bisogno di Dio per risollevarsi da questo stato di sudditanza al mondo.

È importante avere una volontà ferma, perché le distrazioni sono tante e il rischio di rimandare è alto, fino a che diventa troppo tardi. Dio è in costante attesa di essere cercato, l’amore di Dio cambia radicalmente l’esistenza e trasforma la propria vita in modo inimmaginabile: non lasciamo, dunque, che questo momento non arrivi mai, e teniamo a mente l’ammonimento di Sant’Alfonso Maria de Liguori:

Per farsi santi è necessario aver desiderio di farsi santi: desiderio e risoluzione. Alcuni sempre desiderano, ma mai cominciano a metter mano all’opera.

Affinché questo esame interiore sia efficace e vi sia il giusto slancio verso la conoscenza di Dio, è fondamentale la preghiera. Leggendo il Vangelo, scopriamo non solo che Gesù, il Figlio di Dio, pregava in continuazione, ma ancor di più che Egli stesso esorta a pregare senza sosta per avere l’aiuto di Dio, senza il quale non si ottiene nulla.

I primi passi nel cammino spirituale si muovono proprio grazie all’aiuto di Dio, che guida l’anima verso una fede via via più solida.
Molte persone non danno importanza alla preghiera, pensando che questa – essendo che Dio conosce ogni cosa, compresi i nostri bisogni – non sia utile o costituisca addirittura una perdita di tempo. La preghiera è invece indispensabile.

Non solo perché è stato Gesù in persona a chiederci di pregare, ma anche perché è chiaro come solo nel silenzio della preghiera si possa realmente dialogare con Dio, aprirGli il cuore e volgere a Lui lo spirito.

Attraverso la preghiera, manifestiamo a Dio la nostra volontà, i nostri desideri, così come le nostre mancanze e (molto importante!) la nostra gratitudine. La preghiera non è, dunque, una meccanica ripetizione di parole imparate a memoria: è una vera e propria conversazione.

Le preghiere che noi conosciamo, come il Padre Nostro, l’Ave Maria ecc, aiutano a concentrare la mente su Dio e a tranquillizzare l’anima.
Quando non si è abituati a pregare e si comincia da zero, è normale distrarsi o pensare ad altro. Tuttavia, nel momento in cui ci si impegna a pregare con perseveranza (partendo, ad esempio, con il proposito di pregare per 5 minuti ogni giorno), si scoprirà che la preghiera diventa sempre più sentita, essa diverrà una fonte di gioia e speranza irrinunciabile.

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