Cammino spirituale, Tentazioni

La tentazione della superbia spirituale

La superbia è la più grande insidia che minaccia non semplicemente il progresso spirituale, bensì l’intero progetto di salvezza nel suo complesso.

La superbia, infatti, spingendo l’uomo ad esaltare se stesso e a mettere da parte Dio, si pone in contrasto con la grazia.

L’umiltà è la virtù imprescindibile

Le virtù sono tante, ed è arduo saperle esercitare tutte. Ma l’umiltà è la virtù che non può assolutamente mancare, in quanto eccelso è il Signore e guarda verso l’umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano
(Salmi 137,6).

È interessante notare come le scritture accostino l’umiltà alla sapienza:

La sapienza dell’umile gli farà tenere alta la testa,
gli permetterà di sedere tra i grandi.

(Sir 11,1)

Umile non è coloui che si atteggia con falsa modestia, ma colui che riconosce la sua piccolezza davanti a Dio. L’umile sa di avere bisogno di Dio, non disprezza i doni e i talenti ricevuti, ma conferisce ad essi il giusto valore, consapevole che essi non sono un proprio merito.

L’umiltà è dunque pilastro portante di ogni altra virtù, è solo su di essa che può poggiare la vera sapienza, che viene solo da Dio.

La superbia spirituale

La superbia spirituale, nel cammino di fede, si pone come pericolo sempre e costantemente presente. Essa può avere diverse sfaccettature e manifestarsi in molti modi. Eccone alcuni:

  1. convinzione di fare già tutto il necessario per la vita spirituale: accade soprattutto a chi frequenta assiduamente la Chiesa e i sacramenti, a chi prega e mette in atto varie pratiche di devozione; la superbia si manifesta nella convinzione di aver raggiunto il massimo stadio spirituale e di non aver bisogno di ulteriori aiuti o di direzione. Ancora più forte e insidiosa può essere la tentazione di credere di meritare la salvezza in ragione di queste pratiche, salvezza che ci si è guadagnati con le proprie azioni; in realtà è l’esatto contrario: più si progredisce, più si dovrebbe avvertire in modo chiaro la propria piccolezza, la grandezza del proprio peccato, la costante necessità di ricorrere all’aiuto di Dio per essere santi come Lui ci vuole e come Lui solo può farci essere;
  2. incapacità di accettare i propri sbagli: come abbiamo visto, l’umile sa di essere debole e di aver bisogno di Gesù. L’umile, dunque, si dispiace dei propri errori, ma li accetta proprio in quanto frutto della debolezza che egli sa di avere. Lotta costantemente per migliorarsi e si affida a Dio affinché ciò avvenga, ma non si sconvolge delle proprie cadute perché conosce veramente se stesso. Subentra la superbia quando, invece, ogni peccato commesso diventa inaccettabile, diventa frutto di tormento costante. Ovviamente è doveroso provare dolore per i propri peccati, che sono offesa a Dio, ma al contempo occore procedere lietamente nel cammino, sapendo che Dio perdona e che offre sempre la possibilità di redimersi. Anche in questo caso, chi è ben avviato nel cammino spirituale rischia di vivere il peccato non più con il santo dolore di averlo commesso e l’altrettanto santa speranza del perdono, ma cadendo vittima dell’orgoglio e dell’amor proprio, al punto da non poter accettare di aver sbagliato. Si cade così in uno stato di frustrazione e ci si allontana da Dio, perché per suberbia ci si vergogna di tornare al Padre a chiedere – umilmente – perdono;
  3. convinzione di meritare le grazie e uso della sapienza propria: San Paolo, nella sua lettera ai romani (11,20) raccomanda sempre di ricordare che noi siamo rami, i quali sussistono grazie non a loro stessi ma alle radici. E avverte: essi però sono stati tagliati a causa dell’infedeltà, mentre tu resti lì in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi!
    L’Apostolo mette in guardia dal farsi convinti di avere meriti speciali. Quando si avanza nel percorso di fede, può capitare (non per merito, ma per imperscrutabile disegno di Dio) di sperimentare particolari gioie spirituali o di ricevere segni tangibili della vicinanza di Gesù. Da qui a montare in superbia il passo è veramente breve, perché si può insinuare in noi l’idea di meritare queste cose, di essere più speciali degli altri, di aver fatto qualcosa di talmente buono da farci guadagnare questi “regali” da Dio. Attenzione!, dice San Paolo! Noi stiamo in piedi perché c’è Uno che ci fa stare in piedi. Siamo rami attaccati in ragione della fede. “Temi!” Paolo continua. Tieni sempre l’attenzione focalizzata su Dio, perché se la sposti da li e la posi su te stesso, ti perdi.

    Lo stesso rischio cade su chi pretende di comprendere la parole di Dio con la sua sola intelligenza, con lo studio, con la propria logica. La riforma protestante ci dimostra chiaramente i risultati disastrosi di questo modo di agire: solo Dio può illimunare correttamente affinché la sua Parola sia compresa. Senza la preghiera e l’intervento dello Spirito Santo – senza, in poche parole, tenere cuore e mente aperti ai suggerimenti divini – non c’è modo di capire la vera volontà di Dio.
    Così si raccomanda Geremia: Ascoltate e porgete l’orecchio, non montate in superbia, perché il Signore parla (Ger 13,15). Non siamo noi che capiamo. È il Signore che parla e noi dobbiamo ascoltare. Noi dobbiamo metterci nelle condizioni di recepire, dobbiamo porgere l’orecchio. Poi ci penserà Lui a farci comprendere, perché è Lui che parla;
  4. ingratitudine: dimenticare ciò che Dio ha fatto per noi. Dopo aver ricevuto qualche grazia particolare, è facile provare gioia e gratitudine, ringraziare Dio con tutto il cuore per l’aiuto che ci ha dato. Ma il tempo rischia di logorare questi buoni sentimenti, di far dimenticare il favore, e soprattutto di alimentare l’orgoglio sino a tenere a mente solo le proprie azioni e non quelle di Dio. Così la grazia che ci ha permesso di ottenere qualcosa, diventa una propria personale conquista. La guarigione ottenuta non è più un dono inestimabile di cui essere sempre grati, ma merito della scienza. E la conversione, il più grande miracolo che Dio possa compiere in noi, cessa di essere un miracolo e diviene una propria personale decisione di crescita.

Come non cadere in queste tentazioni?

  • Ricordando sempre l’ammonimento dell’Apostolo Paolo: Non montare in superbia, ma temi!
  • ascoltando il consiglio di molti santi, tra cui S. Teresa d’Avila, che raccomanda, come prima cosa, di fare l’esame di coscienza e di imparare a conoscere se stessi nel profondo: in tal modo non si perderà mai di vista la propria piccolezza
  • usando la perseveranza, che, come di ceva S. Francesco di Sales, vincerà tutto. Non indietreggiare mai nella preghiera, nell’accostarsi ai sacramenti e nelle pratiche di devozione, nemmeno quando farlo apparirà pesante;
  • soprattutto con la preghiera e con l’Eucaristia. La preghiera è il mezzo che Dio ci ha dato per vincere tutte le tentazioni. Senza preghiera, non si può che fallire. Con la preghiera, si può ottenere tutto.

1 pensiero su “La tentazione della superbia spirituale”

  1. Devo dire che mi è capitato parecchie volte di conoscere persone religiose arroganti e superbe che non erano affatto esempio di umiltà e gentilezza. Io ho avuto invece una prof di religione davvero molto dolce e gentile e nonostante io non fossi cattolica ho scelto di fare religione perchè lei trattava temi molto importanti e vicini ai giovani. Inoltre era un vero esempio di semplicità e animo buono, un modello veramente a cui ispirarsi.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...