Cammino spirituale, Commenti alle Scritture, Sofferenza

Quando sono debole, è allora che sono forte

San Paolo apostolo ci delizia con un sorprendente paradosso: “quando sono debole, è allora che sono forte.” (2Cor. 12,10).

Come sia possibile sentirsi forti – o meglio, essere consapevoli di essere forti – quando si è deboli, può apparire come un mistero.

La debolezza ci distrugge, annienta il nostro orgoglio. Cerchiamo di evitare in tutti i modi di apparire deboli o di metterci in situazioni che potrebbero mettere in risalto la nostra debolezza.

Così scegliamo le strade più semplici (anche se meno oneste), andiamo sul sicuro, ci avventuriamo solo su vie ben conosciute, ingigantiamo le nostre poche conoscenze per sembrare sapienti, ci nascondiamo.

Eppure la debolezza prima o poi ci prende, e allora, se non siamo saldi nella fede, cadiamo nell’angoscia o nella paura. L’amor proprio, ferito, ci fa compiere gesti sciocchi, incapace di accettare il fallimento o la sofferenza.

Questo è il modo peggiore per vivere le prove. Perché le facciamo diventare, con le nostre stesse mani, insopportabili.

Nel dirci che nella debolezza c’è la forza, San Paolo ci invita innanzi tutto a riconoscere limpidamente la nostra stessa debolezza.

Non ha senso tentare di nasconderla o fuggirla, perché in qualche modo emergerà comunque. Vivere mentendo, volendo apparire ciò che non si è, è già in sé un fardello difficilissimo da portare che accrescerà ancor di più la sofferenza interiore.

Soprattutto, occorre rendersi conto che si possono anche ingannare gli uomini, ma non Dio.

L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore.
1Samuele 16,7

Lo sforzo di apparire forti e calmi in ogni circostanza è dunque uno sforzo inutile, e prima ci si rende conto di avere dei limiti – e quindi di aver bisogno di aiuto – prima si getteranno le giuste basi per tornare alla pace.

Ma torniamo a questo strano binomio debolezza-forza. Umanamente parlando non ha alcun senso, perché la debolezza rappresenta un difetto, un qualcosa che non vorremmo mai sperimentare.

Rassegnati, tuttavia, alla nostra debolezza, e finalmente pronti ad ammettere che essa è parte di noi, si aprono diverse strade:

A) Vivere la debolezza umanamente

Cercando le soluzioni più disparate. Spinti dalla paura, dalla disperazione o dall’umiliazione, si diventa pronti a qualsiasi sotterfugio o compromesso pur di nascondere la debolezza, pur di uscire dalla situazione incriminata che ci rivela la nostra piccolezza.

Oppure, non trovando soluzioni, si cade nella disperazione e si perde ogni pace. Ansie e preoccupazioni diventano compagne inseparabili (per approfondire, vedi anche come superare lo stress con la preghiera).

Non si combatte contro il problema, ma si cerca di sotterrarlo distraendosi, cercando il divertimento sfrenato, non sopportando il silenzio e la solitudine perché in quell’assenza di rumore non si può che ascoltare sé stessi e il proprio tormento.

B) La debolezza con Dio

La debolezza, con Dio, diventa forza. Perché?

Continua a pagina 2

1 pensiero su “Quando sono debole, è allora che sono forte”

  1. Sperimentare la propria debolezza di fronte a Dio è molto importante per castigare la nostra superbia . Ammettere di essere deboli vuol dire avere l’ umiltà di avere bisogno di qualcuno per rialzarci .San Paolo ci dà questa grande lezione : “è quando debole che sono veramente forte “

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