Cammino spirituale, Inferno, Sofferenza

Lo sconforto non viene da Dio

Gli eventi che recentemente stanno sconvolgendo il mondo (coronavirus, crisi economica ecc), così come tanti altri accadimenti drammatici nella vita quotidiana, possono portare allo sconforto e alla paura per il futuro.

È interessante notare che anche tra i cattolici sta crescendo il pessimismo, l’amarezza, il turbamento sia per le difficoltà materiali che, soprattutto, per quelle spirituali.

Ciò in buona parte è dovuto alle tante persecuzioni che i cristiani, e soprattutto i cattolici, devono costantemente subire: derisione, mancanza di rispetto verso la religione, dottrine false, eresie, leggi anticristiane e così via.

Sembra quasi che il mondo non sia mai stato così ostile come oggi. Oggi, in cui dilaga l’ipocrisia, il buonismo, la corrente di pensiero secondo cui – come diceva Chesterton – il cristiano deve rispettare tutti e tutto fuorché il cristianesimo stesso.

Questa situazione sta provocando uno stato di ansia sempre maggiore tra molti fedeli, nonché il diffondersi di notizie catastrofiche e di fantomatiche profezie che tolgono la speranza.

La fede si trasforma così in pericolosa superstizione che nulla ha che vedere con il vero amore per Dio Padre. Avremo tutti, chi prima o chi dopo, ricevuto una di quelle sconcertanti “catene” via Whatsapp, secondo cui “se dici tot Ave Maria riceverai questo o quello” oppure una di quelle immagini ritraenti la Madonna che vanno inviate “a dieci persone, me compreso/a, per non interrompere questa catena, e se non lo fai succederà *inserire una catastrofe a caso*”.

Qualcuno lo fa per scherzo o per ridere, ma altri, purtroppo, finiscono veramente con il ridurre la fede a queste pratiche senza senso, o – ancora più pericoloso – a dare credito a questo o a quel veggente, a questa o quella profezia.

Facciamo dunque chiarezza su queste cose affidandoci al Maestro, a Gesù, che ci ha detto tutto quello che abbiamo bisogno di sapere.

1. L’angoscia non viene da Dio

Dio è un rifugio per chi ha il cuore angosciato e dona speranza a chi ha paura. Questa liberazione dal turbamento avviene in coloro che si affidano al Padre e chiedono il suo aiuto. Trovandosi nella difficoltà e nella sofferenza, ci si riscopre deboli e affranti: allora bisogna avere l’umiltà di riconoscere la propria miseria e cercare rifugio nel Signore, il quale risponde sempre a questo richiamo.

Così leggiamo a più riprese nei salmi: La salvezza dei giusti viene dal Signore, nel tempo dell’angoscia è loro difesa (Sal 36, 39); Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido e tu mi esaudirai (Sal 85, 7); quand’ero oppresso dall’angoscia, il tuo conforto mi ha consolato (Sal 93, 19).

Cosa fare, dunque, nei momenti di angoscia, turbamento, tristezza?

Gesù, così come la Scrittura intera, ce lo insegna: pregare Dio Padre, che dall’agnoscia ci libera.

Gli evangelisti, infatti, ci raccontano che Gesù, poco prima di essere catturato, sapendo che ormai era giunto il momento della sua Passione, cominciò a sentire paura e angoscia (Mc 14, 33; Mt 26, 37), e, in preda all’angoscia, pregava più intensamente (Lc 22, 44).

Se persino Gesù, provando queste cose, sentì l’esigenza di pregare, come possiamo pensare di non farlo noi?
E Dio ascoltò quella preghiera e mandò a Gesù un angelo dal cielo a confortarlo (Lc 22, 43).

Non possiamo essere immuni alle paure e alla sofferenza. Umanamente è impossibile non provare tristezza in certe circostanze e sarebbe, anzi, inappropriato affrontare con leggerezza il dolore.

Tuttavia, permanere nell’angoscia e nello sconforto, vedere tutto negativo, covare risentimento, rabbia, disillusione e trasmettere all’esterno questi sentimenti negativi che tolgono la pace, è un chiaro segnale di lontananza da Dio.

Sempre le Scritture, non a caso, ci rivelano che paura, angoscia e terrore sono le compagne degli empi, di coloro che, non aderendo alla legge di amore e giustizia di Dio, hanno l’anima ottenebrata.

Poiché vi ho chiamato e avete rifiutato, ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione; avete trascurato ogni mio consiglio e la mia esortazione non avete accolto;
anch’io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando su di voi verrà la paura, quando come una tempesta vi piomberà addosso il terrore, quando la disgrazia vi raggiungerà come un uragano, quando vi colpirà l’angoscia e la tribolazione
. (Proverbi 1, 24-27)

L’angoscia, ribadisce San Paolo apostolo, sovrasta coloro che operano il male (Rm 2, 9) ed è il frutto delle tenebre.

Coloro che hanno il cuore tenebroso vedono e giudicano tutto secondo questa tenebra, e alcuna luce può scaturire dalle loro parole o dalle loro opere.

La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
Matteo 6, 23

Come Gesù ci dona la speranza

Riporre fiducia in Gesù dona speranza perché Gesù stesso ci ha detto che Egli sarà con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Non ci ha lasciati orfani, allo sbaraglio nel mondo.

Gesù ci dice che dobbiamo chiedergli tutto ciò di cui abbiamo bisogno, e da questo deriva la nostra speranza:

  1. non siamo soli perché Dio è con noi: Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano (Salmo 138);
  2. Dio Padre ci aiuta nella vita di tutti i giorni anche materialmente: noi abbiamo smesso di credere nei miracoli e abbiamo ridotto la fede ad un mero sentimentalismo, mentre in realtà Dio agisce nella nostra vita – se glielo chiediamo – in modo tangibile. Sono tantissime le testimonianze di persone che, dopo aver pregato con perseveranza e cuore sincero, hanno trovato un lavoro, hanno recuperato la pace in famiglia, sono guarite da qualche male o hanno trovato il coraggio di affrontare malattie e avversità di ogni genere.
    Per questo San Paolo esclamava che nella debolezza si trovava la sua forza: egli lasciava che fosse Dio ad agire e a manifestare la sua potenza;
  3. la speranza stessa viene da Dio: la speranza è un dono di Dio, e pertanto, quando ne siamo privi, ci possiamo rivolgere al Signore e sarà Egli, molto semplicemente, a darcela: Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio (Rm 5, 1-2);
  4. la sofferenza non è inutile: anche se a volte occorre molto tempo per capire il senso delle prove, sappiamo che esse non sono inutili e che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Affrontare e superare le prove ci rende più forti. Continua così San Paolo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza (Rm 5, 3-4).

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