Cammino spirituale, Miracoli, Sofferenza

Vincere lo stress con la preghiera

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Lo stress è spesso parte integrante della nostra vita, scaturisce dalle più svariate situazioni e colpisce moltissime persone.

Generalmente, lo stress aumenta in presenza di determinate circostanze, quali l’eccesso del carico di lavoro, la paura per un evento futuro, le preoccupazioni per problemi che sembrano irrisolvibili.

Immaginiamo di trovare davanti a noi una prova molto difficile, che richiede impegno e sforzo notevole: un esame universitario, un incarico professionale, una situazione familiare complessa che richiede la nostra presenza.

Lo stress finisce per accumularsi e – senza accorgercene – potremmo ritrovarci in balia di preoccupazioni e dubbi; potremmo sentirci deboli o incapaci, rischiando di cadere in un vero e proprio senso di panico.

A ciò si aggiunga che, quando la situazione diventa particolarmente complicata, alla nostra debolezza si aggiungono le tentazioni: i santi mettono sempre in guardia dalle insidie del demonio, che colpisce in modo speciale chi è avviato nel cammino spirituale.

In modo quasi sempre sottile, delicato, il nemico tenta di accentuare i timori con lo scopo ben preciso di allontanarci dalla preghiera e da Dio: in un tale stato, infatti, si corre il rischio di essere talmente sopraffatti dagli eventi da perdere fiducia in Dio e di dedicare sempre meno tempo al dialogo con il Signore.

Pregare – tornando a farlo se, nel frattempo, si aveva smesso – è il mezzo più efficace per combattere lo stress e tornare a guardare al futuro con speranza, nonostante le difficoltà e i problemi.

La preghiera, infatti, è il mezzo che Dio ci ha messo a disposizione per avvicinarci a Lui e al suo amore, per consentirci non solo di chiedere tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ma anche di creare un vero e proprio rapporto di amicizia con il nostro Creatore, il quale ci guida e ci accompagna, ci aiuta a superare tutte le difficoltà.

Una testimonianza potente in tal senso ci viene da San Paolo apostolo:

Quando sono debole, è allora che sono forte.
2Corinzi 12,10

Nell’estrema debolezza, non ci resta che rivolgerci a Dio. Egli è la nostra ultima speranza, l’unico che possa ancora intervenire a fronte della nostra miserabile piccolezza.
Come, dunque, si può essere forti nella debolezza?

Affidandosi a Dio. Più ci si affida a Dio con abbandono, più Dio sarà libero di operare in noi; più ci svuotiamo di noi stessi, più c’è spazio per Lui.

Il Signore, ad ulteriore conferma, dice a San Paolo: Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. (2Corinzi 12,9).

La potenza della preghiera, e del conseguente intervento di Dio che la ascolta, è inimmaginabile. Dobbiamo veramente credere che Gesù è pronto ad aiutarci in maniera concreta e tangibile.

Dobbiamo abbandonare questo senso di una fede sterile e mediocre, che corrisponde più ad un’idea filosofica che ad un mezzo per raggiungere Dio.

I miracoli esistono veramente, perché Dio ci ama veramente e vuole manifestarsi, a patto che noi glielo consentiamo (ovverosia chiedendo il suo aiuto nella preghiera).

La Parola di Dio non mente, ed essa dice che:

  • chi prega ottiene quanto vuole ( Mt 21, 22);
  • Dio illumina chi prega e indirizza la sua condotta (Sir. 37, 15);
  • chi prega trova consolazione (Giac. 5,13);
  • chi chiede aiuto a Dio per realizzare un buon progetto, avrà successo (Prov. 16).

La preghiera vince lo stress perché:

  • ci ricorda che Gesù, Maria e i Santi ci sono vicini e possiamo sempre rivolgerci a loro, non siamo mai soli;
  • Gesù stesso, attraverso la preghiera, infonde pace nel nostro cuore, attenuando le ansie e i timori;
  • ci dona fiducia nell’operato di Dio, ci convince che Dio agisce veramente nella nostra vita e ci aiuta a risolvere qualsiasi situazione.

Come fare?

  1. pregare tutti i giorni, con costanza, senza mai stancarsi di chiedere;
  2. fare richieste specifiche: molti cristiani rimangono nell’errata convizione che, siccome Dio sa tutto, non è necessario formulare richieste specifiche nella preghiera, perché tanto egli conosce già ciò di cui abbiamo bisogno. Ma questo non è vero. Le Scritture ci insegnano, invece, che bisogna porre a Dio domande mirate e pertinenti con il nostro stato (es. nel Vangelo leggiamo che Gesù incontra un cieco e gli chiede esplicitamente “cosa vuoi che io ti faccia?” – non è forse ovvio che un cieco voglia la vista? Eppure Gesù attende la richiesta specifica “Signore, che io veda!”. Così dobbiamo fare anche noi);
  3. cercare momenti di silenzio: senza silenzio, la preghiera rischia di essere distratta o impersonale. Il silenzio consente di ritrovare equilibrio e concentrazione; in tal modo, la preghiera diventa più sentita, intima, più sorretta dall’amore;
  4. ambire ad amare Dio: finché la preghiera rimane una mera ripetizione meccanica, il rapporto con Dio cresce poco. Intendiamoci, è Dio stesso che agisce nella preghiera (non pensiamo di avere meriti in tal senso!), e anche la preghiera fatta male è meglio che niente. Ma se davvero siamo alla ricerca dell’amicizia di Dio, abbiamo bisogno, pian piano, di pregare con amore, di scoprire la gioia della preghiera. I santi consigliano, allo scopo, di riflettere sulla Passione di Gesù, ricordandoci del sacrificio che Gesù ha fatto per nostro amore;
  5. avere pazienza: Dio opera con i suoi tempi, mentre noi siamo impazienti. Preghiamo dunque anche per imparare ad avere pazienza, consapevoli che Dio conosce il tempo più opportuno per ogni cosa. La fretta è del diavolo.

Quando si soffre, si ha paura o si è molto preoccupati, appare molto difficile ritrovare la speranza e la serenità. Sentir parlare di queste cose è come sentir parlare di aria fresca mentre ci si sente soffocare: non si riesce neanche ad immaginare la sensazione dell’aria.

preghiera stress preoccupazione

Ma, se riconosciamo di essere figli amatissimi da Dio, se riconosciamo di essere deboli (non c’è nulla di male nell’esserlo) e di aver bisogno del suo aiuto, se diamo a Dio una piccola possibilità di dimostrarci la sua potenza, allora inizieremo veramente a vedere la luce fuori dal tunnel.

È necessario ripeterlo: i miracoli esistono. Gesù agisce veramente, e non solo per risolvere le situazioni più drammatiche, ma anche – e soprattutto – i piccoli problemi della vita. Il suo primo miracolo, d’altronde, non fu forse quello di trasformare l’acqua in vino, per evitare che due sposi facessero brutta figura con gli ospiti invitati alle nozze?

Ciò che leggiamo nelle Scritture ha sempre due significati: uno spirituale e uno materiale. A ricordarci, ancora una volta, che Dio agisce concretamente nella nostra vita, se noi gli permettiamo di farlo.

Dio non forza la nostra volontà. Non va dove non viene chiamato, dove non è voluto. Non si impone a nessuno. Ma quando viene chiamato, corre.

Contro il nemico portaci soccorso, *
   poiché vana è la salvezza dell’uomo.
Con Dio noi faremo cose grandi *
   ed egli annienterà chi ci opprime.

Salmo 107

6 pensieri su “Vincere lo stress con la preghiera”

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