Cammino spirituale, Sofferenza

Superare un fallimento in 5 mosse

Fallire – sul lavoro, nella vita privata, negli affetti o in qualche progetto – è una delle esperienze che mettono maggiormente alla prova e che spesso portano a crisi e a perdita di fiducia in sé stessi, negli altri e anche in Dio.

Il fallimento è inevitabile

L’amara verità è che, prima o poi, tutti falliscono in qualcosa. Tutti investono in un progetto sbagliato, tutti compiono errori di valutazione o si perdono in distrazioni apparentemente innnocue, ma che recano con loro conseguenze disastrose.

Se si guarda ai grandi personaggi della storia, quelli che magari hanno avuto numerosi successi e clamorose vittorie, si vedrà che, prima della gloria, si sono fatti una bella gavetta di sconfitte, umiliazioni, delusioni.

Quasi che, senza quella gavetta, fosse impossibile raggiungere il trionfo. Ed è infatti un dramma attualissimo quello di molte persone che, pretendendo tutto, subito, senza fatica, ottengono quel successo usa e getta che svanisce in un soffio, lasciando un’amarezza ancora più grande.

Perché? Non è solo il banale quanto vero assunto che sbagliando si impara, quanto soprattutto il fatto che l’unico modo per andare lontano è essere allenati a compiere lunghe fatiche, più che ingegnarsi nel cercare scorciatoie.

In un’ottica prettamente cristiana, il fallimento non solo è inevitabile, ma è anche auspicabile. Cadere non solo è l’inevitabile conseguenza della fragilità umana, ma, come molti santi testimoniano, è anche un prezioso monito che scaccia la superbia.

Ecco allora che Dio permette le tentazioni e gli assalti del demonio, così da ricordare all’anima un concetto importante: “Sono Io la tua forza, null’altro. Senza di me, cadi.”

In termini umani, il fallimento può essere la conseguenza di un proprio sbaglio, ma può anche essere l’occasione per riportare ordine nella propria vita, per tornare con i piedi per terra, per imparare qualcosa di prezioso per il futuro ancora ignoto.

Poiché anche per l’albero c’è speranza:
se viene tagliato, ancora ributta
e i suoi germogli non cessano di crescere;
(Gb 14, 7)

Un simile discorso pare folle, specie in una società sempre più dominata dal mito del successo, del denaro, della bellezza. Insomma, di tutto ciò che sembra perfezione, che dia un’idea di grandezza esteriore.

Così il fallimento non trova spazio perché dietro l’angolo, pronto all’agguato, c’è il tuo concorrente. E tu, educato per avere sempre tutto ciò che vuoi, non te ne capaciti. Tu, indottrinato per farti credere di essere perfetto, non ammetti di poter sbagliare. Non tolleri chi ti è superiore, chi ha qualcosa in più di ciò tu hai.

Ti hanno detto e ripetuto che puoi essere ciò che vuoi, avere ciò che vuoi, fare ciò che vuoi. E quell’ostacolo che ti è stato messo davanti è per te un macigno, un motivo di rabbia terribile, un’ingiustizia che non puoi sopportare.

Allora fermati per un momento e pensa che, forse, questo tuo clamoroso sbaglio è la più grande occasione della tua vita. A patto che tu lo sappia superare.

Se qualche volta cadete, non dovete così avvilirvi dal lasciare d’andare innanzi. Da quella caduta il Signore saprà cavare del bene.
(Santa Teresa d’Avila)

Superare il fallimento

1. accetta i tuoi limiti

Ne hai tanti, così come hai tanti pregi. Troverai sempre qualcuno più bravo di te in qualcosa, e ciò non dovrebbe turbarti. Dio ti ha creato per uno scopo preciso, ti ha dato qualità specifiche e doni che puoi usare per il bene tuo e di tutti.

2. non incolpare Dio

Nel profondo, anche chi crede, tende ad accusare Dio (o comunque qualcun’altro) di ciò che accade o che non accade. Questo succede perché è difficile aderire totalmente e senza riserve al progetto di Dio. Pur pensando di avere fede, non si crede davvero che Dio sia questo Padre amoroso che vuole solo il bene dei suoi figli. E così ci si bendano gli occhi, non si guarda nel proprio profondo per capire cosa rimediare, trovando più facile attribuire i fallimenti alle mancanze di Dio.

Eppure Dio ti ha promesso che ti accompagnerà in ogni tuo progetto, se questo progetto è buono. Dunque domandati: perché faccio o ho cercato di fare questa cosa? Forse dietro alle mie azioni c’era egoismo e amor proprio. Forse ho agito per le ragioni sbagliate. O forse sono sulla strada giusta, e questo ostacolo non è altro che una prova per farmi crescere nella fede e spingermi ad abbandonarmi sempre più al Signore.

3. l’umiltà è la più grande virtù

Ricorda che non esiste virtù più importante dell’umiltà. Dall’umiltà derivano tutte le altre. Poiché Dio si allontana dai superbi, che fanno affidamento su loro stessi e non possono quindi accettare i consigli di Dio. Il fallimento è prezioso per mantenersi umili e per tenere sempre a mente che solo Dio è grande e da Lui provengono tutte le grazie.

Senza umiltà non può esserci progresso spirituale. Anche e soprattutto chi è molto avanzato nel cammino, rischia grandemente di cadere nella superbia e di pensare di aver meritato questo o quel miracolo, questa o quella grazia.

Meglio, molto meglio prendere qualche bastonata ogni tanto, rimanendo capaci di chinare il capo per chiedere l’aiuto di Gesù, piuttosto che camminare nella convinzione di essere grandi.

4. c’è sempre una ragione

Per tutto quello che accade, c’è un motivo. Non sempre il motivo è buono: a volte accadono catastrofi per il semplice fatto che si è agito male. Altre volte – anche se a nessuno piace dirlo a voce alta – Dio decide di punire l’uomo per la sua malvagità.

In altri casi ancora il fallimento può servire per fortificarsi o per evitare uno sbaglio maggiore. Pensiamo a chi ottiene un’importante promozione sul lavoro, a causa della quale perde però i contatti con la famiglia, perde la serenità interiore, distrugge il matrimonio. Costui ha certamente avuto successo agli occhi del mondo, ma la sua anima soffre così come soffre chi gli sta intorno.

Paradossalmente è più fortunato chi è rimasto indietro, chi ha continuato a svolgere le mansioni più umili: egli è ancora sereno con i suoi cari. Il mondo non lo sa e non se ne cura, ma la sua anima è in pace.

Forse in futuro capirai a cosa è servito il tuo fallimento. Una cosa è certa: che sia avvenuto per tua colpa oppure no, in ogni caso Dio può e vuole aiutarti a tornare in pista, aspettando solo che tu decida di affidarti a Lui.

5. aderisci al progetto di Dio

Dio ha un progetto per te. Ti ha dato delle qualità che puoi usare bene o male. Se vuoi usarle bene, se vuoi capire quale sia il tuo posto nel mondo, solo Lui può indicarti la strada, Lui che l’ha predisposta per te.

Nel lungo percorso di fede, potrai imparare a fidarti di Dio sino ad accettare tutto ciò che accade, mettendoti nelle Sue mani. Non è facile arrivare ad un amore filiale così sincero, ma si può procedere a piccoli passi.

D’altronde il fallimento insegna proprio questo: si cade, magari anche si retrocede, ma Dio offre sempre la possibilità di recuperare ed avanzare. Se, dunque, in questo momento non riesci ad accettare la volontà di Dio, pensa che potresti esserne capace un giorno.

Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
(Salmo 144)

Chiedi a Lui, con preghiera incessante, che guidi e che ti insegni. Se hai fallito, sei in buona compagnia.

Pietro, dopo tre anni trascorsi con Gesù e dopo averGli giurato fedeltà eterna, lo rinnega per ben tre volte, in preda alla paura. Questo non gli ha impedito di diventare capo della Chiesa.

Tommaso, dopo aver udito da Gesù in persona la promessa che il Figlio dell’uomo sarebbe risuscitato, manca di fede e non crede. Ciò non gli ha impedito di diventare predicatore e martire.

San Paolo perseguitava e uccideva i cristiani, preso da una furia contro di essi che pareva incontenibile. Ciò non gli ha impedito di diventare il più zelante tra i discepoli di Cristo.

Cosa hanno in comune questi grandi personaggi? Il fallimento da un lato, l’umiltà dall’altro. Tutti loro, riconoscendo la loro colpa, non fuggirono in preda alla vergogna, ma accettarono la loro debolezza e chiesero perdono. Eccoli subito risollevati!

Abbiamo poi l’esempio opposto: Giuda Iscariota, il traditore. Il suo rimorso non fu sincero, il suo pentimento non fu realmente tale. Andò ad impiccarsi per la vergogna, per la disperazione. Perché non aveva capito l’amore di Dio, che lo avrebbe perdonato se solo lui lo avesse chiesto. Ma per chiedere perdono e ammettere serenamente un proprio sbaglio occorre l’umiltà.

Non è solo Dio che resiste ai superbi, ma sono anche i superbi che non possono capire Dio. Così Giuda, grandissimo fallito, cade in balia delle passioni e definitivamente del demonio, e il suo futuro non è altro che la morte eterna.

Chi si fida di Dio ha invece un futuro radioso: fidarsi di Dio provoca un cambiamento nelle proprie prospettive, chiedere il Suo intervento ed affidarGli il futuro non significa tanto restare inermi, quanto impegnarsi con la certezza di non essere soli:

Affida al Signore la tua attività e i tuoi progetti riusciranno.
(Proverbi 16).

5 pensieri su “Superare un fallimento in 5 mosse”

  1. Buinasera. Mi pare che una parabola dica, ahimè, che i tralci di vite che non portano frutto sono rami che verranno tagliati.

    La parabola dei dieci talenti ci ricorda che umiltà non significa mediocrità, tiepidezza o indifferenza a Dio e chi soffre.

    Nei Vangeli Gesù afferma che il credente che lo ignorerà o rinnegherà per paura subirà lo stesso nel giudizio ultraterreno. Tuttavia, non viene meno il perdono di Pietro apostolo che lo rinneghò tre volte di seguito dopo il canto del gallo: Pietro riprese a servirLo e fu perdonato, morendo in croce come il Maestro.

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