Commenti alle Scritture, Inferno

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno…”

“Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno, sarà reo di colpa eterna.”
Mc 3, 29

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In che consiste la bestemmia contro lo Spirito Santo? Le parole di Gesù sono categoriche, non ammettono replica: chi bestemmia contro lo Spirito Santo non viene perdonato, è reo di colpa eterna, è quindi destinato alla dannazione.

Questa terribile affermazione viene fatta in un contesto ben preciso: i farisei accusano Gesù di operare con il potere del diavolo. Essi, infatti, erano pieni di superbia e odiavano Gesù profondamente, poiché Gesù costituiva un costante rimprovero, una voce contro la loro ipocrisia e falsità.

Eppure i fatti sono evidenti, innegabili: Gesù agisce con potere straordinario, sovrannaturale. Guarisce qualsiasi malattia, compie miracoli grandiosi, nessun demone può resistergli.

Non potendo negare l’evidenza, i farisei cercano una spiegazione al potere di Gesù che soddisfi i loro comodi, e così lo accusano di servirsi del demonio per compiere prodigi.

Che accusa terribile e vergognosa! Da questa orrenda menzogna è possibile cogliere tutta la malizia dei “dottori della legge”, superbi, malvagi, intrisi di falsità, talmente accecati dal peccato da arrivare a pronunciare parole devastanti.

Ma la risposta di Gesù è altrettanto devastante: “Come può satana scacciare satana?”. Come si può essere talmente in malafede da formulare pensieri così privi di logica? I demoni non si scacciano tra di loro, ma è Dio che conferisce il potere di scacciarli.

Ed ecco che, dinanzi ad un’accusa così illogica e pretestuosa, giunge l’inappellabile sentenza: chi bestemmia contro lo Spirito Santo non viene perdonato. Mai.

Che cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo

Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che i peccati contro lo Spirito Santo sono:

  • disperazione della salute;
  • presunzione di salvarsi senza merito;
  • impugnare la verità conosciuta;
  • ostinazione nei peccati;
  • impenitenza finale.

Questi peccati hanno alcuni elementi in comune: sono tutti generati dalla superbia, e sono frutto di pura malizia, che contrasta con la bontà dello Spirito Santo.

Superbia, perché il superbo confida in sé stesso e non ammette di aver bisogno di Dio, cadendo quindi nella disperazione, credendosi perfetto, mentendo spudoratamente per fingere di avere ragione (come i farisei), continuando a peccare senza pentimento.

Malizia, perché dietro ciascuno di questi peccati vi è consapevolezza e ragionamento. Non si tratta di semplici cadute o sbagli, cui tutti inevitabilmente sono soggetti, ma di azioni studiate, comportamenti accettati e voluti, disinteressandosi delle conseguenze.

Anche Sant’Agostino affronta questo delicato tema, riassumendo il concetto di bestemmia contro lo Spirito Santo nell’impenitenza:

“Infatti contro lo Spirito Santo, in virtù del quale vengono battezzati coloro ai quali sono rimessi tutti i peccati, contro lo Spirito ricevuto dalla Chiesa e per cui a chi essa rimetterà i peccati saranno rimessi, contro lo Spirito dice una parola molto perversa e molto empia, sia col pensiero sia anche con la propria lingua, colui che, mentre la pazienza di Dio lo chiama alla penitenza, con l’ostinazione e con il cuore contrario al pentimento accumula su se stesso la collera per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere. […]

Questa impenitenza non sarà assolutamente perdonata né in questa vita né in quella futura, perché il pentimento ottiene in questa vita il perdono che avrà valore nella vita futura.

Ma questa impenitenza, o coscienza refrattaria al pentimento, non può essere giudicata finché uno vive in questa carne.  Non si deve disperare di nessuno finché la pazienza di Dio spinge alla penitenza.”

Il perdono di Dio

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Sant’Agostino osserva dunque che, data l’esistenza di peccati che non vengono perdonati, non si può tuttavia pretendere di giudicare se una persona si salverà o meno. Solo Dio, che conosce a fondo il cuore umano, è legittimo giudice, e fino all’ultimo occorre tenere viva la speranza di salvezza.

Speranza di salvezza, dunque, non è certezza. Erronamente si può essere indotti a credere che Dio perdoni tutti sempre e indistintamente. È Gesù stesso a ricordare che non è così, ma che in realtà esiste quel luogo ove è “pianto e stridor di denti”, quel “fuoco inestinguibile” cui sono destinati gli impenitenti. (cfr. Mc 9, 43; Mt 13, 42; Lc 13, 28; Mt 25, 41).

Dio è sempre pronto a perdonare, ma dalle Scritture si evince chiaramente che, per ottenere detto perdono, occorre sincero pentimento. Come può, infatti, un Dio giusto, premiare la menzogna di chi chiede scusa senza smettere di compiere quei fatti di cui si è scusato?

Per essere perdonati, occorre:

  • Riflettere sul proprio comportamento: “Prima del giudizio esamina te stesso, così al momento del verdetto troverai perdono.” (Siracide 18,20);
  • Riconoscere di aver sbagliato: “Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi.” (Salmo 50, 5);
  • Chiedere il perdono a Dio: Io perdono come tu hai chiesto.” (Numeri 14,20);
  • Proporsi di non peccare più: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio.” (Giovanni 5, 14).

Non ci si deve scoraggiare, qualunque peccato si sia commesso, perché Dio gioisce a dismisura per il peccatore che si converte. Non si deve nemmeno aver paura di non farcela o pensare che sia troppo difficile vivere come Dio chiede.

Con la preghiera, la meditazione e la buona volontà, sarà Dio stesso a fornire tutti gli aiuti necessari a risollevarsi e a compiere il bene. Gesù ha promesso di esserci sempre vicino, e lo è davvero!


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